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LA CHIESA DI ARLESEGA NEI DOCUMENTI MEDIEVALI
Durante la dominazione longobarda (568 770 d. C.) i vescovi confinanti o di origine longobarda o protetti dai longobardi, avevano occupato numerose pievi già del vescovo di Padova. Fu in quegli anni che la pieve di Lissaro passò, con la dipendenza di Arlesega, sotto la giurisdizione del vescovo di Vicenza. Infatti, in tempi “storici” per la prima volta il toponimo “Arlesega” compare in un codice diplomatico del 1033. In esso il Vescovo di Vicenza, Aristolfo, confermava al monastero dei SS. Felice e Fortunato appunto di Vicenza i possedimenti che aveva in Arlesega. Nel documento la chiesa di Arlesega è citata come Cappella privata dipendente dalla Pieve di Lissaro. In un documento del 1077, tra le pievi padovane che i vescovi Benno e Oddone, il 14 marzo di detto anno, presero sotto la loro protezione regia, c’era anche quella di Lissaro con annessa cappella di S. Michele di Arlesega. Apparteneva allora ai signori del luogo e in seguito venne ingrandita e aperta al pubblico. A questo punto vale la pena di ricordare che le chiese antiche dedicate a S. Michele, l’arcangelo della lotta contro gli angeli ribelli, vengono fatte risalire al VII secolo. Il culto di S. Michele infatti è caratteristico dei longobardi, popolo di guerrieri. Esso si estese dopo il 663 anno in cui i longobardi, in nome di S. Michele, sconfissero i bizantini nei pressi di Siponto Garganico. Da allora molte chiese gli furono dedicate ed altre gli furono erette dove c’era un insediamento longobardo. La Chiesa favoriva l’intitolazione a S. Michele nei luoghi di confine e come simbolo di difesa della fede. La dipendenza, di cui si è già detto, della chiesa di Arlesega dalla Pieve di Lissaro, allora officiata da Prando e da Fioravante come “clericus beneficiatus”, è richiamata anche dalla Decima papale del 1297. In essa si chiarisce che fin dal 1252 dalla Pieve Matrice dipendevano come Cappelle o Chiese curate la Chiesa di S. Michele di Arlesega con due sacerdoti e lo Xenodochio-Ospedale di S. Maria di Zocco con don Alberto Priore. E ancora, per quanto riguarda la contestata dipendenza della chiesa di Arlesega dall’Arcipretale di Lissaro, tra i documenti che certificano le condizioni della diocesi di Padova del 1512 c'è un documento di Filippo Borromeo, arciprete di Lissaro, che dichiara le spese che dovette sostenere per lavori occorsi alla chiesa di Arlesega, per mantenerne i sacerdoti e celebrarne le solennità.
Con la bolla papale del 1568, con decreto della Sede Apostolica, la chiesa di Arlesega venne perpetuamente unita, come curazia sussidiaria, alla Pieve di Lissaro. Come Curazia teneva infatti registri canonici e civili (dei Battesimi dal 1657, dei Morti dal 1659, dei Matrimoni dal 1656) in parte ancora conservati nell’archivio parrocchiale, propria fabbriceria, giurisdizione per i matrimoni, fonte battesimale, comunione pasquale e proprio cimitero che, in seguito, per molti anni servì anche al paese di Lissaro. La nomina del curato spettava al parroco di Lissaro, il quale, come parroco di Arlesega per diritto di consuetudine funzionava solennemente nella seconda festa di Pasqua, nella domenica di Pentecoste e nel giorno di S. Michele. Dalla visita pastorale del 1572 si sa che la vecchia chiesa possedeva pregevoli affreschi perduti dopo la metà del secolo XVII e riaffiorati da sotto la calce nel 1958. In quell’anno vengono scoperti sotto la calce degli affreschi: S. Carlo; S. Francesco del 17° secolo; S. Pietro del 15° secolo. Si possono ancora oggi vedere nella cappella antica (oggi ripostiglio) di fianco alla consolle dell’organo. Da due Bolle pontificie, una del 1479 e l’altra del 1515, si apprende che l’Oratorio dello Zocco, molto frequentato dai fedeli specialmente nelle feste di Pasqua e di Pentecoste, fu unito nel 1436 al monastero degli Agostiniani di Monteortone e dato loro in commenda con tutti i suoi beni. Il monastero era in origine un cenobio maschile, risalente al 1086 e anch’esso fondato dai benedettini della basilica di S. Giustina di Padova. Nel 1461 passò ai canonici regolari di San Salvador di Venezia che rimasero fino alla soppressione. Utilizzato come residenza estiva, dal 1948 è abitato da monache benedettine, profughe da Fiume che hanno ripristinato il convento e le strutture religiose. Il monastero di Monteortone fu soppresso nel 1771 dalla Repubblica Veneta che incamerò tutti i suoi 528 campi assieme alla cappella di S. Maria del Zocco. Arlesega fu anche visitata nel 1746 dal cardinal Rezzonico, divenuto poi papa Clemente XIV, che pernottò nel palazzo Borromeo oggi Mario.
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