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IL PIU’ IMPORTANTE TESORO E’l’Organo che ha accompagnato e accompagna nelle messe festive, nelle solennità e nelle varie funzioni il canto del popolo e della corale.

Un non vedente, Federico Castegnaro, curaziano di adozione in quanto nato a Montegaldella il 12.11.1824, nel dicembre del 1896 regala alla curazia un piccolo organo e diventa il primo organista. Quattro anni dopo la sua morte, nel 1908 siede all’organo, sedicenne, Gino Zanotto, che per quella funzione riceve £ 54.

Nel 1930 all'abbazia di Praglia è in vendita il vecchio organo costruito dal Callido nel 1790; una autentica opera d’arte dello stile neoclassico. Arlesega lo acquista. Zordan, organaro di Cogollo del Cengio che ne opera il trasporto, asporta i registri più forti (le ance). E' inaugurato da Ciro Grassi, organista del Santo, e da Padre Oderisio. Nel.1973, dopo circa 13 lustri di fedele e quasi ininterrotto servizio, Zanotto Gino, che da qualche tempo prestava un servizio fluttuante e veniva spesso sostituito, lascia ufficialmente l’incarico di organista. Nel 1974 l'organo del Callido (o quello che restava) viene definitivamente elettrificato, con la sostituzione dei somieri, dalla ditta Michelotto Francesco di Albignasego. Lo strumento è ora parte integrante dell’assemblea e più rispondente alle direttive liturgiche. Del Callido restano tutte le canne dei 56 tasti tradizionali del primo organo e parte delle canne della basseria in legno. L'organo elettromeccanico viene inaugurato dal maestro don Pietro Bernardi insegnante di musica al Seminario Maggiore di Padova ed ha una potenza sonora che potrebbe servire una chiesa di volume cinque volte più grande.

ALTRI TESORI

La chiesa intanto continuava ad essere abbellita ed arricchita di suppellettili che hanno ormai un valore quasi solo affettivo e secondo i gusti del tempo. Parte di queste (balaustre, carte gloria, confessionali lignei, pulpito, lampade pendenti elettriche e ad olio, paramenti, baldacchini ecc.) furono poi dimesse, sostituite o vendute per le innovazioni introdotte dal Concilio Ecumenico Vaticano II.

Antichi e bei paramenti ormai però consunti dall’uso.

Due candelieri d’argento del 1600.

Le “carte gloria” dell’altare maggiore.

Nel 1877 Pio IX regala alla curazia, forse per intercessione del suo cittadino più illustre Giuseppe Sacchetti, un calice in argento ancora conservato in parrocchia.

Nel 1908 la CONFRATERNITA DEL SS. acquista un nuovo stendardo parrocchiale della spesa complessiva di £ 700.

Apparato per disporre le candele sull’altar maggiore durante le quarant’ore bisognoso di restauro.

Nel Natale del 1923 si fa per la prima volta, in chiesa, il presepio nella cappella vuota a destra (oggi di S. Giuseppe). Le statue sono di Bennato e il loro costo è di £ 300. Magari non del tutto in forma, esistono ancora oggi.

Nel 1927 dalla ditta Colbacchini è acquistato un candelabro di ottone per il cero pasquale. Ora è utilizzato come lampada del S.S.

La corona d’oro del santo Rosario della Madonna ottenuta fondendo tutti gli ex voto (collanine e anelli d’oro).

 
Tesori della chiesa