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Nel giorno di Pentecoste il paese era in festa. Alle sei di mattina una processione partiva dalla chiesa parrocchiale, ben preparata e solenne. Precedeva la processione l’immenso Gonfalone parrocchiale portato dal più prestante cappato. Seguivano i bambini con i loro gagliardetti ben preparati e con una fascia azzurra che attraversava il petto; altri bambini portavano una fascia gialla ma quelli della prima comunione avevano una fascia bianca; le bambine invece tutte vestite di bianco, recavano cestelli ripieni di petali di fiori che lasciavano cadere con parsimonia perché dovevano durare per tutto il percorso lungo due chilometri. Dietro venivano i giovani delle varie associazioni con le loro bandiere. Gli uomini delle varie confraternite, ognuno con la relativa divisa e distintivo, portavano le bandiere e le lampade ancora adesso in uso durante le processioni. Dietro veniva il prete con l’Ostensorio grande del S.S. sotto un ampolloso baldacchino, portato e scortato dai cappati (guardie del S.S con camice bianco, mantellina rossa e distintivo) con le lanterne astate. Le donne e le giovani convenientemente velate di nero, seguivano in ordine sparso e senza divisa. Qualche giovane più civettuola portava il velo bianco. Le bandiere delle giovani e delle associazioni femminili erano portate dai giovani. Soltanto le Guardie del S.S. femminili, con distintivo ma senza divisa, potevano portare dei grossi e lunghi ceri che era difficile tenere accesi per tutto il percorso. I giovani e gli uomini più robusti portavano a spalla le statue dei santi ben fissati sulle carrette: la statua della Madonna e quella di sant’Antonio. Così, in processione, salmodiando e cantando canti che ancor oggi gli anziani ricordano con nostalgia, gran parte degli abitanti percorreva il tragitto che permetteva di raggiungere il santuario. Quando la processione si faceva vicina al traguardo, e veniva vista da dietro una curva, la campanella del santuario accoglieva festosa i pellegrini. Qui si celebrava la messa che dal 1896 era sempre solenne cantata. Si cantavano messe polifoniche del Perosi, Mitterer, Haller, Bottazzo, Ravanello ed altri autori minori. Ogni anno una messa nuova che costava ai cantori mesi e mesi di faticose prove fatte d’inverno in ambienti riscaldati solo dalla pietà di contadini che ad ogni prova offrivano mezzo secchio di vino che si beveva, seduta stante, direttamente con il mestolo. Al termine della messa incominciava la festa che si svolgeva sul sagrato dove appunto una bancarella metteva in vendita la cosiddetta “sagra” (mandorlato, spumiglie, noccioline caramellate, ed altre leccornie che non tutti si potevano permettere). I più invece si accomodavano sull’erba del sagrato e dividevano tra loro pane, salame e formaggio, il tutto innaffiato abbondantemente da vino di produzione propria. Mentre i bambini giocavano gli adulti si raccontavano le ultime novità e commentavano la processione. Gli anziani andavano alla trattoria di fronte a bersi un vermut, un marsala, il tè o un cappuccino. Le ragazze invece si tenevano in disparte a fare commenti sui giovani. Il parroco ed i cantori erano ospitati in casa dai proprietari della chiesetta. Essi preparavano per loro pan biscotto, salame, soppressa, pancetta ma anche focacce ed altri dolci. Dopo circa mezz’ora di sosta, la processione prendeva la via del ritorno. Non era più ordinata come all’andata; molta gente, passando vicino alle proprie case, lasciava la processione e si ritirava cosicché alla fine raggiungeva la chiesa parrocchiale soltanto lo sparuto gruppo di coloro che trasportavano le statue dei santi e le bandiere che garrivano al vento generato dalla marcia frettolosa a tratti di corsa; tra le grida del parroco che portava l’ostensorio vuoto nascosto nell’apposito astuccio, minacciando di non ripetere più la processione per gli anni a venire e tra le imprecazioni del gonfaloniere che non riusciva a tenere il passo e a seguire il vivace drappello. Ed era comico vedere le statue alzarsi ed abbassarsi disordinatamente in proporzione al precedente ristoro dei portantini e che davano continuamente l’impressione di cadere.

 
Processione