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Venezia stringe una alleanza con il pontefice nel segreto intento di impedire che si formi uno stato forte nella sua prossima terraferma. Questo e l'aggravarsi della situazione interna per la riscossa dei guelfi indusse l'imperatore Federico II, sollecitato da Ezzelino, a venire a Padova nel cuore stesso della signoria dei da Romano. Ezzelino, mentre si addensavano all'orizzonte fosche nubi per l'impero, diventava per Federico sempre più indispensabile. L'imperatore fece il suo solenne ingresso in Padova il Allorquando si avanzò Iacopino Testa, uno dei "popolari" e gli offrì reverente la seta del vessillo pendente dall'antenna del Carroccio, pronunciando le parole: "Questo ti presenta, potentissimo Sire, il tuo Comune di Padova, perché per mezzo tuo si conservi la città nella giustizia", fu visto l'imperatore accogliere lietamente le parole e il vessillo. Federico II discese in quel giorno all'episcopio presso il Vescovo Jacopo Corrado; l'indomani si trasferì nel monastero di S. Giustina, dove rimase per circa due mesi. Andava egli cavalcando per la campagna o alla caccia col falcone (ipsum namque plurimum haec et similia solacia delectabant ed infatti questi e simili divertimenti gli piacevano moltissimo): talvolta recandosi nella vicina Noventa, dove dimorava la sua terza moglie Isabella, sorella di Enrico III d'Inghilterra, che teneva gelosamente sorvegliata dai suoi eunuchi africani, mentr'egli folleggiava o con Bianca Lancia, sorella di Manfredi (d’Este), o con le fanciulle che aveva condotto seco dal suo harem di Lucera. |
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| Incontro | ||||