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Il Castello
La sua costruzione (i castelli sono costruzioni medievali) si perde nella notte dei tempi ma considerando la sua posizione è da ritenere che esista fin dai tempi romani almeno una postazione militare. Le prime notizie storiche riguardanti il castello risalgono al 1236. In quell’anno il conte Schinella sposò Agnese Maltraversi; entrambi provenivano da famiglie di antica e indiscussa nobiltà. Schinella ne ebbe in dote il castello di Arlesega. In quello stesso anno il comune di Padova sentiva ormai approssimarsi la tirannia di Ezzelino da Romano. Allora il podestà, bolognese, Ramberto de’ Gisleri, incaricò 16 cittadini, tra i quali lo Schinella, con ampio mandato della sicurezza della città minacciata. Quindici di quei cittadini, compreso lo Schinella, furono sospettati di tradimento. Il Podestà ordinò a loro di lasciare l’ufficio e di ritirarsi a Venezia. Tutti, all'infuori dello Schinella che si ritirò a Venezia, si rifugiarono prima nei loro castelli del contado, poi, dichiarati rei di fellonia e ribelli, si unirono ad Ezzelino a Vicenza. Alla fine la città dovette arrendersi ad Ezzelino che entrò in Padova, senza che fosse necessario dare battaglia, e, buttato l'elmo dietro le spalle (così Rolandino), si piegò sul cavallo a baciare la porta delle Torricelle ove una lapide ricorda ancora l’avvenimento. Alcuni ritengono che il Castello sia stato distrutto nel 1255 per opera di Ezzelino in fuga da Padova, ma la cosa è poco credibile; il dittatore in fuga, inseguito dalle truppe di Tiso da Camposampiero (che fu uno dei 14 banditi), aveva ben altro a cui pensare. Probabilmente la distruzione definitiva fu dovuta alle continue guerre tra i Padovani e i Veronesi di Can Grande della Scala. Per la sua posizione di confine, numerose contese portarono a varie riprese il castello nelle mani dei padovani e dei vicentini.
Chiesetta dello ZOCCO e di S. Michele
Di queste si è parlato nel capitolo: la chiesa di Arlesega nei documenti medievali. Alla chiesetta era annesso uno Spedale; un ambiente dove si esercitava la carità e si aveva cura di vecchi, sbandati, ammalati, pellegrini in viaggio per santuari. Le decime raccolte dai sacerdoti allora venivano divise in 4 parti: una serviva per il sostentamento del sacerdote, una per le spese della curia, una per la diocesi ed una per la costruzioni di ospedali. Di ospedali ce n’erano molti in quegli anni. Padova ne contava uno all’interno ed uno all’esterno di ogni porta. Uno era a Chiesanuova, un altro a Mestrino ed uno era quello di S. Maria del Zocco. Anche all’oratorio nel 1985 sono affiorati dipinti.
Chiesetta di S. Gottardo
Stando al Salomonio nel 1610 ad Arlesega esisteva sulla via Mestrina una piccola chiesa dedicata a S. Gottardo. Potrebbe essere stata abbattuta per costruire la villa ed essere stata ricostruita prossima al ponte sul fiume Ceresone Nuovo dove appunto c’è una chiesetta, un tempo intitolata alla Annunciazione di Maria, ora ridotta ad abitazione e alle cui pareti sono affiorati negli anni 90 degli affreschi di natura religiosa.
Villa Borromeo
Il suo giardino confina con la chiesa. La famiglia Borromeo è una antica famiglia della nobiltà padovana. Dalla villa i Borromeo potevano sovrintendere e controllare i lavori della loro ampia proprietà terriera. Agli inizi del secolo scorso essa era di proprietà della contessa Cristina. Attualmente sono proprietari i suoi eredi.
Villa Contarini con annesse Barchessa, Colombara e scuderie.
La parte più antica del complesso della villa Contarini è la Barchessa. Sull’inferriata semicircolare era incisa la data (probabilmente di costruzione) 1575. Attualmente la data è pressoché illeggibile in quanto la Barchessa è stata gravemente danneggiata da un incendio una decina di anni fa. La Villa vera e propria risale alla metà del ‘600 . Sui 6 pilastri ai cancelli d’ingresso alla proprietà della villa un tempo erano posizionate altrettante statue che, sembra, oggi si trovano all’interno della villa. Rappresentavano il ratto delle Sabine da parte dei Romani e Satiri e Fauni in lotta avvinghiati insieme. Aprendo i portoni anteriore e posteriore della villa dalla strada si ha una fuga che va a terminare alla Colombara di recente messa in ordine. La facciata della villa è stata affrescata dal pittore Zeloti che potrebbe avere eseguito anche gli affreschi della colombara.
Ex molino e posteria
E’ evidente dalla sua struttura la funzione postale conservata fino a tempi recenti per il cambio dei cavalli. Annessi vi erano un antico molino ed una locanda.
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