Celebrazioni

 

 

IL SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE

 SENSO MORALE DELLA COLPA E SENSO CRISTIANO DEL PECCATO

UN MONDO SEGNATO DAL MALE

GESŁ E LA BUONA NOTIZIA DEL PERDONO

LA PENITENZA, SACRAMENTO DELLA CHIESA

LA CELEBRAZIONE DELLA RICONCILIAZIONE

CONSAPEVOLEZZA DEL PECCATO E PROCLAMAZIONE DEL PERDONO NELL'EUCARISTIA E NELLA PENITENZA

CONCLUSIONE

 

SENSO MORALE DELLA COLPA E SENSO CRISTIANO DEL PECCATO

 

La trattazione del sacramento della Riconciliazione richiederebbe, in sede introduttoria , una necessaria riflessione sul tema del peccato che si fa oggi tanto più necessaria ed urgente in quanto sembra evidente un suo "smarrimento", anche tra i cristiani.

Possiamo azzardare che la sfida oggi sia primariamente quella di recuperare il senso del peccato, ormai quasi perso nella nostra società secolarizzata.

Scienza, psicologia, filosofia hanno messo giustamente in forte rilievo i condizionamenti che operano nell'uomo al momento delle sue scelte e dunque anche la sua limitata libertà nell'agire: da qui a togliere la colpa morale per gli errori commessi, il passo è breve. L'uomo è condizionato, non è libero, si dice, dunque non ha una colpa. Se davvero fosse così non si dovrebbe neppure parlare di peccato.

La questione è, evidentemente, troppo vasta per essere qui trattata.

In ogni caso, nella visione cristiana, è chiaro che il male estende di continuo il suo potere di vuoto, di sofferenza e di morte su tutta la realtà, condizionando e cercando di rendere schiava la nostra libertà.

Le molteplici forme in cui esso si esprime, cioè i tanti peccati, piccoli o grandi, si richiamano e si rinforzano l'una con l'altra, rendendo più difficile l'affrancamento dell'uomo.

In altre parole è Gesù stesso che rende possibile il nostro rapporto umano con Dio attraverso i sacramenti

Accanto a questa consapevolezza il messaggio del vangelo porta però luce su questa condizione: il potere del male è stato sconfitto nella morte e resurrezione di Cristo.

Perciò nel parlare da cristiani del peccato non si deve dimenticare che esso è ormai vinto.

E allora, quando riflettiamo sull'esistenza del male e del peccato, qui l'accento, più che sulla colpa, va posto sulla misericordia e sul perdono: "Non c'è più nessuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù " .

Così, detto in altre parole, se nella storia è all'opera il male, è anche all'opera il redentore che è il vincitore del male, dunque il male è sconfitto, nonostante si vedano ancora ovunque i segni della sua presenza.

 

UN MONDO SEGNATO DAL MALE

 

Di fatto la storia dell'uomo è anche una storia di perdizione.

L'uomo costruisce una quotidianità negativa, la sua è una storia di perdizione. Entrato in un mondo segnato dal male, egli, se resta da solo, aumenterà il male nei suoi disegni e progetti.

C'è nella storia un mistero di iniquità all'opera, e l'atto di peccare è talmente universale da presupporre come causa una situazione di male in cui l'uomo si trova fin dalla sua nascita, situazione che lo condiziona e lo orienta negativamente poi nella sua esistenza quotidiana.

Per Paolo si tratta di una condizione universale talmente forte che lui stesso deve ammettere di esserne coinvolto, pur non volendolo:
" infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto" .

C'è dunque una realtà profonda di peccato di cui i singoli peccati sono espressione .

La chiesa ha indicato ciò con il termine di peccato originale. Esso sta effettivamente all'origine delle nostre scelte negative, al punto che ogni peccato ripresenta la sua stessa modalità .

Il peccato originale consiste infatti nel rifiuto di Dio e nel voler essere legge a se stessi, nel voler giudicare cioè in maniera autonoma ciò che è bene e ciò che è male. Questo significa poi mangiare il frutto dell'albero proibito .

Dio è visto qui come un avversario con il quale conviene rompere l'alleanza, ma   la conseguenza è il fallimento, ed a ciò porta il peccato che è uno "sbagliare il bersaglio". Ciò è evidente in Adamo ed Eva: vogliono diventare dei e si ritrovano scacciati dal paradiso terrestre.

L'effetto devastante di questa scelta inizia subito con la rottura delle relazioni con gli altri. Dopo il peccato di Adamo il mondo va a rotoli (Caino e Abele, diluvio universale, torre di Babele). È come una valanga senza limiti che via via assume connotati sempre più giganteschi

L'irruzione del peccato nella storia chiede allora, come risposta vincente, l'irruzione del divino che ha il suo vertice con il Natale di Gesù .

Tale irruzione è sicuramente vincente eppure, anche dopo la venuta di Gesù e la sconfitta della morte, la forza del male è tale da mantenere gravi effetti anche nei cristiani. È quello che si è soliti chiamare concupiscenza.

Il Signore Gesù , come se fosse già consapevole di tutto ciò, ha allora istituito il sacramento della Riconciliazione perché fosse il mezzo attraverso il quale egli continua a farci dono del suo perdono: di tale dono abbiamo, infatti, continuamente bisogno.

 

GESÙ E LA BUONA NOTIZIA DEL PERDONO

 

Al centro del messaggio di Gesù sta l'annuncio che il Regno di Dio è giunto. Uno dei tratti salienti di tale annuncio è la paternità di Dio.

Tale paternità assume i tratti caratteristici di un papà buono che vuole il bene di tutti e che vuole riconciliare tutti a sé.

Gesù stesso, del resto, dice di essere venuto non per i giusti, ma per i peccatori ed offre un perdono che riconcilia la separazione tra giusti e peccatori che divideva gli uomini.

Perfino sulla croce tale perdono è ribadito al ladrone pentito .

È una costante che si ripete: la presenza di Gesù rovescia le situazioni umane e l'incontro personale con lui fa scattare la conversione e dunque il perdono (si pensi a Zaccheo ).

È un fatto che Gesù ha accolto i peccatori ed ha perfino partecipato a dei conviti festosi con loro.

Affinché questo incontro festoso con lui che perdona potesse continuare, egli si è fatto segno concreto dell'amore misericordioso di Dio che perdona ed ha   lasciato agli apostoli il potere di rimettere i peccati nella chiesa: "Ricevete lo Spirito Santo, a chi rimetterete i peccati saranno rimessi" e Paolo può affermare di aver ricevuto il ministero della riconciliazione .

Ciò avviene con la predicazione del vangelo che porta alla conversione e già con il battesimo che perdona le colpe.

Tuttavia il battezzato può ricadere nel peccato per la fragilità della natura umana e per l'opera devastante del tentatore, da qui una nuova possibilità di salvezza che si concretizza , appunto, attraverso il sacramento della riconciliazione, la confessione.

 

LA PENITENZA, SACRAMENTO DELLA CHIESA

 

Una chiesa intesa solo come comunità dei puri e dei perfetti è sempre stata rifiutata dal magistero.

La dimensione penitenziale è perciò caratteristica della sua vita. La chiesa, pellegrina nel mondo, è ben consapevole di essere sempre distante dal suo modello che è Gesù .

Il quarto sacramento si pone allora al culmine di una pratica penitenziale che comprende anche altre forme: preghiera, impegno per gli altri, carità, servizio, etc.

La confessione sta al vertice di ciò e nasce da un movimento del cuore che porta la persona a riconoscere i propri sbagli e a chiedere con fiducia a Dio il perdono.

Tale fiducia è ben riposta perché la decisione di Dio di continuare ad amare l'uomo anche dopo il suo peccato si coglie già a partire da Adamo ed Eva difesi anche dopo il peccato , da Noè , salvato dal diluvio , da Abramo, iniziatore del popolo eletto .

Più ancora lo si vede, naturalmente, in Gesù che ci ha parlato di un Padre misericordioso che perdona .

La decisione di perdonare l'uomo è dunque già presa da Dio fin dagli inizi, ed egli resta sempre fedele alle sue scelte.

L'uomo, con il suo movimento di conversione, non fa altro che ricevere tale dono, un dono che è già deciso e già dato per sempre.

Ciò è tanto vero che sembra Dio stesso desiderare più di noi la nostra conversione, o almeno così lascia intendere Paolo scrivendo ai Corinzi: "Vi supplichiamo, in nome di Cristo, lasciatevi riconciliare con Dio" .

L'esperienza dell'incontro con Dio che perdona avviene nel tempo attraverso il sacramento della riconciliazione.

La chiesa si fa dunque strumento di riconciliazione, attraverso i suoi ministri, essa è segno nel mondo di Dio che perdona, dunque è invitata a vivere la riconciliazione come testimonianza da dare, così il perdonato deve diventare, a sua volta, uomo di perdono.

La consapevolezza di essere perdonati da Dio, infatti, rende possibile all'uomo uno sguardo più indulgente su se stesso e sui propri fratelli: "Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori" .

 

LA CELEBRAZIONE DELLA RICONCILIAZIONE

 

Le modalità di celebrazione del sacramento sono state molto diverse nella storia. La comunità cristiana, agli inizi, era caratterizzata da un forte rigorismo morale che si è poi stemperato nel tempo.

Così nei primi secoli il cristiano peccatore confessava al vescovo il peccato, questi lo scomunicava , riceveva la penitenza, poi veniva riconciliato e quindi poteva accedere all'eucaristia .

Questa riconciliazione sacramentale era riservata però solo ai peccati gravi, probabilmente adulterio, apostasia, omicidio, e si poteva ricevere una sola volta nella vita, in una forma comunitaria.

Dal V secolo la struttura prevedeva la confessione dei peccati e l'inserimento nel gruppo dei penitenti il mercoledì delle ceneri.

Vi era la penitenza, e, dopo alcuni anni, la riconciliazione durante la veglia pasquale o, dal VI secolo, il giovedì santo, da parte del vescovo.

La difficoltà di questa prassi portò i vescovi stessi a consigliare ai peccatori di pentirsi, di vivere la carità, ma di chiedere la penitenza solo in punto di morte . Così la rigorosa prassi antica venne via via a decadere.

Chi però entrava in una professione religiosa, si faceva monaco, otteneva da subito il perdono, e lo poteva fare anche a titolo privato, impegnandosi a vivere da monaco in casa.

Pian piano le modalità del sacramento vennero a cambiare.

Nel Sinodo di Toledo del 589 troviamo la condanna della prassi di chiedere al presbitero la riconciliazione (che dunque si comincia a fare) dopo peccati gravi, ma anche non gravi.

Espiata la penitenza (tariffata) si riceveva subito il perdono. La novità sta qui nel fatto che tutto ciò avveniva privatamente.

Questa pratica proveniva dagli ambienti monastici irlandesi che l'avevano portata in Europa durante la loro opera di evangelizzazione missionaria.

Dal XII secolo i libri penitenziali con le tariffe cadono in disuso e l'assoluzione si cominciò a dare dopo l'accusa e prima della penitenza.

Qui conta ormai più l'idea della conversione del cuore piuttosto che quella della riparazione con le opere.

Il Lateranense IV (1215) prevede l'obbligo di confessarsi almeno una volta all' anno.

 

Rito della Riconciliazione (1973 pubblicato nel 1974 )

Vi sono oggi tre forme di celebrazione del sacramento, due comunitarie, una individuale.

La prima è quella classica a tu per tu con il sacerdote, essa ha in sé il rischio del formalismo, manca in genere della lettura della Parola di Dio, manca la comunità, vi è un minimismo celebrativo, viene fatta a volte in un davvero misero luogo.

La seconda fa precedere l'incontro con il sacerdote da una celebrazione comunitaria . Si mette in questo caso bene in risalto una richiesta di perdono comunitaria, fatta alla chiesa tutta, la quale risente sempre della mancanza di qualche suo membro.

Il terzo schema prevede l'assoluzione generale con l'obbligo di confessare poi i peccati gravi, tale   pratica è lasciata alle scelte delle Conferenze episcopali.

Il rito invita anche a celebrazioni penitenziali non sacramentali.

 

Penitenza ed altri sacramenti

Il battesimo aggrega alla chiesa, la penitenza riammette un battezzato escluso attraverso un itinerario analogo a quello che egli ha fatto per ricevere il battesimo.

Vi sono i periodi penitenziali, come la Quaresima, dove la liturgia è pensata in chiave battesimale e penitenziale. Così è anche per altri momenti dell'Anno liturgico.

Il battesimo, l'Unzione degli infermi, hanno un carattere di perdono dei peccati, così la messa di suffragio e il rito esequiale.

L'eucaristia è anche per il perdono dei peccati , benché il rapporto tra penitenza ed eucaristia sia per lo più visto nella logica della preparazione.

 

CONSAPEVOLEZZA DEL PECCATO E PROCLAMAZIONE DEL PERDONO NELL'EUCARISTIA E NELLA PENITENZA

 

Alla consapevolezza del peccato si accompagna sempre, nel cristiano, quella del perdono: "Credo nella remissione dei peccati".

L'eucaristia è anche il sacramento del perdono, lo testimonia già il rito penitenziale collocato all'inizio della Messa nel Messale di Pio V (1570, prima era in altre posizioni) che, in quanto invocazione e confessione, è richiesta di perdono efficace per le colpe che non richiedono l'assoluzione sacramentale.

Più volte le orazioni sulle offerte e quelle dopo la comunione indicano il perdono tra i frutti invocati dalla partecipazione alla messa.

Così la partecipazione alla messa purifica, perdona , guarisce, rinnova, tutte cose che sono il frutto del sacrificio eucaristico.

Al concilio di Trento si afferma che l'eucaristia ci libera dalle colpe quotidiane e che ci preserva dai peccati mortali .

Eucaristia e penitenza, sia nella scoperta del peccato che del perdono, sono complementari, sono due modi diversi di incontrare la misericordia del perdono.

 

CONCLUSIONE

 

In una condizione oggi in cui è offuscato non solo il senso di Dio, ma anche, e pure tra i credenti, il senso del peccato, il sacramento della riconciliazione vive una effettiva condizione di crisi.

Si comprende l'offesa fatta all'uomo (guerre, ingiustizie, inquinamento, truffe etc.), ma non l'offesa a Dio (peccati personali senza valenza sociale).

Sono tutte cose che devono essere recuperate anche in sede educativa.

Si potrebbe cominciare con il rivalutare l'esame di coscienza che dovrà essere fatto alla luce della Parola di Dio, cioè, concretamente, alla luce di ciò che il Signore vuole da ognuno per realizzare il suo progetto di amore nel mondo.

In tal modo si potrà valutare con onestà la propria posizione davanti al Signore, per poter poi chiedere perdono di fronte al sacerdote nel sacramento.

La confessione si pone in ogni caso al vertice del cammino di conversione di ogni credente che si segnala anche attraverso altre forme più quotidiane: correzione fraterna, perdono, preghiera, carità, etc.

Nell'impegno costante di purificazione personale e di rimedio al male commesso, il fedele non è solo, la chiesa tutta opera in lui e con lui, ogni credente gode del bene meritato da tutti, specialmente dei santi.

Si prega così per chi è in via di purificazione, vivi e defunti, vi è il dono dell'indulgenza.

Ma tutto questo ha origine da un evento che l'eucaristia primariamente attualizza: il sacrificio di Gesù offerto per la remissione dei peccati, essa è memoriale della Pasqua del Signore: tutto nasce da lì.

 

 

 
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