Formaz. cristiana

 

 

I SACRAMENTI DELLA VITA CRISTIANA

 

I SACRAMENTI DELLA VITA

 

Per capire i sacramenti bisogna innanzitutto abbandonare una mentalità solo tecnico-scientifica di osservare e comprendere il mondo.

Le cose, oltre ad essere cose, infatti, dicono un qualcosa di più profondo.

Il mondo che ci circonda non può essere solo oggetto della scienza e della tecnica, ogni ente dice più dell'ente, ogni cosa ha allora un carattere sacramentale, cioè è segno e rimando a qualcos'altro.

Quando mi trovo davanti ad una montagna, la posso sì descrivere in termini tecnici scientifici (altezza, temperatura, composizione delle rocce, quantità di neve, etc), ma essa dice ben altro: grandezza, maestosità, solidità, potenza etc, la montagna è precisamente un sacramento di questi valori che sono in tal modo efficacemente evocati.

Ogni volta che una realtà del mondo, senza lasciare il mondo, evoca un'altra realtà diversa da essa, assume un valore sacramentale.

Allora, in senso generale, tutto è sacramento o può diventarlo.

Una maglia griffata è, a suo modo, sacramentale, indica una appartenenza, così un determinato look, un gioiello, una marca di sigarette, bere una certa bevanda: ogni oggetto è un simbolo, ogni azione è un rito. Quando qualcuno ci viene a trovare gli si offre qualcosa da bere, è un rito di accoglienza: si tratta di una azione sacramentale di amicizia. Rispettare o non rispettare questi riti dice sempre, e in maniera ben precisa, qualcosa.

Così tutta la materia e ogni azione sono, a modo loro, sacramentali

 

 

L'ATTUALIZZARSI DELLA STORIA DELLA SALVEZZA

 

Veniamo ora al secondo aspetto che entra in gioco, quello teologico.

Il piano di salvezza di Dio, ci dice Paolo, tenuto nascosto nei secoli, preparato dall'Antico Testamento, trova la sua realizzazione piena al momento della venuta di Gesù: è il mistero nascosto nei secoli ed ora finalmente rivelato .

Gesù Cristo sta al centro di questo progetto, la sua morte e resurrezione sono causa di salvezza per tutta l'umanità.

Con Gesù si è definitivamente instaurato il Regno di Dio, ora esso chiede solo di potersi sviluppare e di poter realizzare ciò che del resto ha già pienamente in sé.

 

La salvezza per noi

Questo piano di Dio opera la salvezza per ognuno di noi, ci tocca, ci raggiunge nella storia della nostra vita. Lo fa per mezzo dei i sacramenti. Attraverso delle modalità umane, fatte di riti e di simboli, si trasmette un qualcosa che umano non è e che viene da Dio: la grazia che ci salva.

La Bibbia è il racconto degli interventi di Dio nella storia degli uomini.

In essa Dio non si manifesta mai pienamente perché l'uomo non sarebbe in grado di sopportare la sua luce.

Così Dio si serve di modalità umane (sogni, elementi naturali, avvenimenti, persone) per indicare la sua volontà o la sua stessa presenza, lui non fa magie.

Vi è perciò già nella Scrittura come un principio sacramentale (uso di modalità umane che parlano del divino e ci mettono in un contatto salvifico con lui) che caratterizza tutta la storia del rapporto tra Dio e gli uomini: Dio si comunica in questo modo proprio dall'inizio.

Gli stessi sacramenti vengono anche chiamati, fin dall'antichità, simboli, perché in grado di mettere insieme il singolo uomo con Dio, nel tempo.

Solo che il tempo non è qui, come per il mondo greco, un eterno ripetersi senza futuro, ma è un procedere verso una meta che, tra l'altro, trova già una sua pienezza nel momento dell'incarnazione .

Questo cammino, costantemente segnato da incontri sacramentali con Dio, prosegue, per noi, anche oggi.

Siamo infatti nel tempo dopo Cristo, tempo di completamento di un'epoca che però è ormai definitiva, perché noi non aspettiamo un'altra svolta, un'altra novità radicale che ci faccia entrare in una nuova era.

In sintesi, il Natale di Gesù è di fatto il vertice di tutta la storia dell'umanità che non a caso si divide in prima e dopo Cristo.

Ora, l'evento storico della vicenda di Cristo Gesù e la grazia che salva gli uomini che da esso scaturisce, continua ad esercitare storicamente il suo effetto grazie alla chiesa che lungo i secoli si fa non solo portatrice del messaggio mediante l'annuncio del vangelo, ma anche realizzazione operativa di tale evento, principalmente attraverso la celebrazione dei sacramenti.

Ecco il motivo dell'insistenza del comando dato da Gesù agli apostoli di ammaestrare le nazioni e di battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo .

Il nostro incontro con Gesù nel tempo avviene con questa modalità.

Così riceviamo la grazia che ci salva quando aderiamo ad essa nella chiesa, quando la facciamo propria, quando ad essa rispondiamo, pur tra tante debolezze e cadute, come il Signore desidera.

Questa grazia ha un'unica origine che è Gesù Cristo che ce l'ha donata in forza di un evento storico che è il suo mistero (nel senso di progetto divino realizzato, non di cosa poco comprensibile) di incarnazione, passione, morte e resurrezione.

Essa ci raggiunge nel tempo principalmente attraverso i sacramenti.

Se così non fosse non vi potrebbe essere autentico legame tra la nostra dimensione umana e quella divina e noi non potremmo mai essere liberati dalla condizione storica/mortale.

Inoltre, se è così, se è questa la modalità attraverso la quale Dio ci ama e ci salva, allora l'annuncio di liberazione cristiano non è una liberazione dalla storia bensì una salvezza della storia che avviene con caratteristiche storiche e in avvenimenti storici. È questo un tratto tipicamente cristiano.

Il più grande di questi è stato, naturalmente, l'incarnazione di Gesù, il suo Natale, da lì capiamo in che modo Dio vuole salvare il mondo, non rinnegando la creazione da lui compiuta, bensì redimendola, trasformandola, rendendola nuova e purificata.

Tale miracolo è reso possibile, lungo i secoli, dall'azione dello Spirito Santo, promesso da Gesù mentre era ancora in vita, donato dal Cristo risorto ai discepoli la sera di Pasqua, nuovamente donato agli apostoli a Pentecoste.

 

La nostra risposta

Al dono della grazia si deve naturalmente saper rispondere in modo adeguato. È questo il compito attivo degli uomini, principalmente dei cristiani.

Si tratta di una autentica partecipazione alla realizzazione del Regno di Dio che è evidentemente libera e responsabile, e alla quale si aderisce nel momento in cui si è raggiunti dal messaggio/proposta e si dà una consapevole risposta affermativa.

In tal modo il cristiano si inserisce a pieno titolo nella chiesa, la comunità chiamata ad essere nel mondo il motore primo e trainante verso la realizzazione piena e definitiva della civiltà dell'amore, in termini teologici, del Regno di Dio, nella consapevolezza che la storia stessa dovrà essere trascesa per giungere alla realizzazione piena di tutto ciò.

 

 

SUI SACRAMENTI IN GENERE

 

Quasi per adeguarsi alla nostra natura umana, il Signore fa dunque sì che l'incontro personale con Dio sia sempre mediato da una esteriorità concreta: da parole, segni, gesti, uso di cose materiali, perché   così vanno le cose nel nostro mondo.

Se il sacramento è un segno sacro che rimanda al divino, allora, in un certo senso, tutto è sacramento. In effetti nella chiesa tutto è sacramentale, perché in essa tutto parla di Dio, ma con densità diversa.

Vi sono dei sacramenti naturali (tutte le cose create rimandano al creatore e sono segno della sua maestà e grandezza), ma vi sono i sette sacramenti.

Per Agostino i sacramenti erano addirittura 304!

Dal XII secoli si cominciano a distinguere i sette sacramenti, distinzione sancita definitivamente nel Concilio di Trento nel 1547.

Sui motivi del numero sette vi è una lettura mistica (sette come numero sacro) e antropologica: i sacramenti sono sette perché traducono in termini rituali e di grazia gli eventi fondamentali della vita di una persona, in tali momenti-chiave Dio interviene con la sua azione protettrice, con il suo amore per noi che si fa in essi realtà concreta ed efficace, essi sono sette: nascita (battesimo) e maturità (cresima), nutrimento (eucaristia) errore e ripresa (riconciliazione), scelta di vita (ordine sacro, matrimonio) esperienza della malattia (unzione degli infermi). Su tutti come completamento, fonte e culmine sta, naturalmente, l'eucaristia.

 

In che senso Gesù Cristo è autore dei sacramenti

I sacramenti hanno tutti un riferimento biblicamente esplicito o implicito a Gesù, si dice infatti che essi sono sette in quanto tutti istituiti dal Signore.

In realtà la cosa non va intesa in base al significato comune che noi abbiamo oggi di istituzione.

La parola sacramento traduce il greco mysterion , termine che indica il progetto di salvezza nascosto in Dio dall'eternità e pienamente manifestato in Gesù Cristo . In questo senso proprio Gesù Cristo è il contenuto del mysterion .

Con un'altra terminologia si dice anche che Gesù Cristo è il sacramento primordiale perché è lui il segno più alto di Dio, è colui che più di tutto/tutti ci parla del Padre, è addirittura colui vedendo il quale si vede il Padre!

Se dunque Gesù è il sacramento primordiale, tutti i sacramenti, che ci mettono in rapporto con Dio, ne sono attualizzazione, poiché hanno un riferimento costitutivo in lui.

In altre parole è Gesù stesso che rende possibile il nostro rapporto umano con Dio attraverso i sacramenti, egli, uomo-Dio, istituisce i sacramenti perché ogni uomo possa incontrare Dio e dunque essere cristiano, come Cristo, anch'egli uomo-Dio, sia pure in una forma inferiore.

Per il battesimo, penitenza, eucaristia il riferimento a Gesù è esplicito nel Nuovo Testamento, per gli altri è implicito ed è poi sostenuto dalla prassi della tradizione apostolica, cioè dalla vita delle prime comunità cristiane.

Ciò che in ogni caso si intende affermare con l'istituzione di Gesù è che Gesù Cristo conferisce efficacia al rito celebrato.

Inoltre Cristo stesso ha voluto e istituito la chiesa, e i sacramenti sono sempre celebrazioni ecclesiali, cioè eventi concreti, storici, visibili, che la chiesa compie per trasmettere la salvezza di Cristo.

Anche in questo senso, dunque, i sacramenti sono istituiti da Gesù e la chiesa, in quanto segno principale della presenza di Cristo nel mondo, può dirsi a sua volta anch'essa sacramento .

Ogni sacramento è realizzazione storica, qui ed ora, del mysterion in esso si ripete continuamente il miracolo dell'incontro tra il Dio dell'avvento e l'uomo dell'esodo, come afferma con insistenza Bruno Forte.

 

In sintesi

Vi è un piano di salvezza sul mondo che Paolo chiama mistero, nascosto nei secoli, rivelato e portato a compimento da Gesù.

Esso è mediato nella storia da gesti, riti e simboli: i sacramenti, che in tal modo trasmettono nel tempo la salvezza ora possibile.

In questo senso tutti i sacramenti provengono da Gesù (istituiti da lui: concilio di Trento), essi esprimono la forza salvifica che viene solo da lui .

Gesù è la luce vera che illumina ogni uomo , egli illumina e rivela la verità di tutta la religiosità umana.

Il sacramento cristiano consente sempre l'incontro con Gesù in pienezza.

 

Il sacramento di una parola data per sempre

Ogni sacramento è fatto di una materia e di una parola pronunciata che è quella del Signore ripetuta nel tempo.

La chiesa rende infatti efficace la grazia di Gesù pronunciando nel tempo la sua Parola di salvezza, è infatti la Parola di Gesù, e solo quella, che rende possibile il miracolo, dando potenza divina ad un elemento solo materiale.

Essa, la parola, realizza ciò che dice solo in forza di questa sua origine che ha solo il potere/missione di evocare.

Solo la chiesa però ha il mandato e l'autorità per fare ciò: è questa il suo compito e la sua missione tra gli uomini, per questo Gesù l'ha fondata. Ne consegue che un sacramento celebrato da chi rifiuta la chiesa non può essere valido.

Nel sacramento è dunque la parola di Gesù per noi che ne assicura la validità, essa è una parola irrevocabile, pronunciata per sempre.

Per questo motivo, e solo per questo, un sacramento correttamente ricevuto è sempre valido.

In teologia si dice che ciò avviene ex opere operato , cioè indipendentemente dai fattori umani, a cominciare dalla condizione di chi lo amministra e perfino di chi lo riceve.

Tutto sta dal versante di Dio, l'uomo non è mai, ovviamente, causa della grazia qui in gioco, essa non dipende da lui come se si trattasse di magia.

Dio fa proprio un elemento umano, il pane, l'acqua etc, e ad esso dà un valore aggiuntivo e singolare che solo lui può dare, così è Cristo che, attraverso il sacerdote, amministra i sacramenti.

Proprio questo garantisce sempre la validità del gesto compiuto che, in ogni caso, per il battesimo, la cresima e l'ordine sacro, non si deve mai ripetere.

 

I sacramenti della risposta data e dell'incontro celebrato

Se la validità del sacramento dipende da Dio, la sua efficacia chiede la libera risposta dell'uomo.

L'incontro avviene se vi è anche la disponibilità vera dell'uomo, la grazia ci raggiunge se ad essa noi non poniamo ostacoli, perciò un sacramento è sempre valido, ma non sempre efficace, in quanto la sua efficacia dipende dalla libera e consapevole adesione ad esso, e tutto questo dipende da noi.

Se l'adesione viene a mancare, il sacramento non dà il suo effetto perché Dio sceglie di salvare gli uomini con gli uomini, non malgrado loro: è questo il gioco terribile e meraviglioso insieme della libertà.

Per questo i sacramenti presuppongono la fede, una conversione, una vita morale corretta, perciò il sacramento suppone sia la libera azione di Dio (decisa una volta per tutte in Cristo), sia la libera adesione dell'uomo.

A tale accoglienza sincera l'uomo si prepara, perciò la celebrazione del sacramento è in realtà solo il culmine di un lungo cammino che continua anche dopo, poiché il sacramento si celebra poi nella vita.

Sacramento dice infatti impegno e sacramentum era anche il termine latino che indicava il giuramento solenne di fedeltà del soldato, ed era perciò l'indicazione di un cambiamento di vita.

Vi è dunque un'etica ben precisa per il cristiano che trova qui il suo fondamento.

Del resto il termine greco ethos sta ad indicare sia dimora che costume, comportamento. Dunque la vita morale del cristiano si radica sul fatto che egli dimora in Cristo e cerca di comportarsi come Cristo vuole. Tale incorporazione (a Cristo nella chiesa) è precisamente frutto della grazia sacramentale.

 

. I sacramenti e la chiesa

Nel sacramento avviene anche una rituale, pubblica, visibile risposta dell'uomo all'amore di Dio, esso è perciò, e al tempo stesso, espressione esteriore della fede.

Essendo espressione della vita della chiesa, il sacramento ha però senso pieno solo per chi vive nella chiesa, ed ha con essa un legame vitale.

Esso richiede conseguentemente una celebrazione ecclesiale. Si tratta, in verità, di un aspetto non molto considerato in passato, quando i sacramenti erano più visti come un momento che coinvolge soggettivamente il singolo.

In realtà ogni sacramento edifica la chiesa tutta (la chiesa fa i sacramenti, ma, e al tempo stesso, i sacramenti fanno la chiesa), non è mai un fatto privato, da qui la necessità di una sua celebrazione autenticamente ecclesiale, che coinvolga cioè, almeno formalmente, la chiesa intera.

 

L'INIZIAZIONE CRISTIANA

 

L'espressione iniziazione cristiana è relativamente nuova, benché si trovi usata in antico ai tempi dei padri della chiesa.

Essa indica bene il fatto che il diventare cristiani non è mai evento di un rito di un giorno (quello del nostro battesimo), ma è invece condizione progressiva e permanente, segnata da tappe di crescita date sì in determinate occasioni, ma in ogni caso, poi sempre necessitanti di una ripetuta rivisitazione, attualizzazione, sempre più piena comprensione etc.

Questa gradualità è motivata anzitutto dalla storicità dell'essere umano, che esige per ogni cosa la fatica e la pazienza del divenire. Dio si adatta a tale dimensione creaturale e accetta perciò la progressività di un cammino. Un Dio che interviene nella storia rispetta le regole della storia, dunque anche la modalità umana di ricezione.

In realtà, se è così, l'iniziazione cristiana davvero non può dirsi mai completa per nessuno.

Il termine iniziazione sta comunque ad indicare la ricezione differita dei sacramenti del battesimo, cresima ed eucaristia che definiscono il processo di accoglienza di un nuovo credente nella chiesa.

Sono del resto proprio questi tre sacramenti ad indicare lo stato normale del cristiano, di ogni cristiano.

Gli altri quattro riguardano o situazioni particolari (peccato, infermità fisica) o uno stato di vita con relativi compiti nella comunità (matrimonio, ministero ordinato).

Fin dagli inizi l'inserimento dei nuovi credenti nella chiesa era proprio a tappe.

Esso era preceduto da un insegnamento iniziale su Gesù, una conversione di vita, il dono dello Spirito (battesimo e confermazione) la partecipazione all'eucaristia, alla vita comunitaria e, in seguito, un insegnamento più solido.

È la prassi che anche oggi si segue quando un adulto chiede di ricevere il battesimo.

Più comune per noi è comunque l'iniziazione cristiana dei bambini/fanciulli   che in Occidente, nella chiesa cattolica, prevede la ricezione differenziata di battesimo, cresima, eucaristia, per ragioni di ordine pastorale ed educative.

In Oriente essi vengono dati ai bambini in un'unica celebrazione.

In ogni caso i sacramenti sono tappe di un unico itinerario di fede che dovrebbe prevedere un percorso formativo ben delineato.

 

6. IL BATTESIMO

 

Il battesimo è la porta di ingresso nella comunità cristiana: è stato così fin dagli inizi.

Ripetutamente gli Atti degli Apostoli lo segnalano come gesto ecclesiale che fa immediatamente seguito alla predicazione, alla conversione e all'adesione della fede .

Del resto era precisamente questo il comando dato da Gesù: "Andate dunque ed ammaestrate tutte le nazioni battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" .

Il battesimo è un dono del Signore risorto dato a noi attraverso la chiesa, non ci si battezza da soli!

Tramite di questo dono è normalmente il ministro ordinato (diacono, sacerdote, vescovo), ma in casi particolari può essere chiunque, uomo o donna, e perfino un non credente o un non cristiano, purché sia consapevole e abbia l'intenzione di fare ciò che fa la chiesa.

 

Il tema dell'acqua

Solitamente siamo abituati a pensare al battesimo come ad un rito che purifica, che lava dai peccati, dal peccato originale, soprattutto.

In ciò siamo aiutati dall'uso dell'acqua che immediatamente rimanda ad un gesto di purificazione.

Ma il simbolismo dell'acqua è molto più ricco e va letto all'interno della tradizione biblica per poterne cogliere appieno la portata.

La prima acqua che si trova nella Scrittura è quella della creazione , da lì si forma la vita in tutte le sue forme.

È acqua quella del diluvio, una sorta di battesimo cosmico da cui nasce una umanità nuova .

Le acque del Mar Rosso liberano gli ebrei dalla schiavitù d'Egitto .

L'acqua, per il popolo pellegrino nel deserto, disseta ed è dunque fonte di vita .

L'acqua guarisce, Naaman il Siro fu guarito dalla lebbra scendendo a bagnarsi per sette volte presso il fiume Giordano .

L'acqua del battesimo di Giovanni purifica dal peccato .

L'uso dell'acqua nel rito battesimale richiama dunque tutte queste dimensioni (creazione nuova, liberazione, nutrimento, guarigione, purificazione dal peccato, etc.)   e le fa proprie nella realtà concreta di chi riceve il sacramento.

Ma l'aspetto centrale del battesimo non è ancora questo, c'è una dimensione ben più profonda che lo caratterizza essenzialmente.

 

6.2. Il battesimo di Gesù

Dobbiamo qui partire questa volta da Gesù che parla espressamente di un battesimo che lui stesso deve ricevere. Esso non è semplicemente quello ricevuto dal Battista che stava ad indicare un segno di condivisione e di partecipazione alla condizione derelitta dell'umanità (ma solo come segno!), esso è molto di più.

Dice Gesù: "C'è un battesimo che devo ricevere e come sono angosciato finché non sia compiuto" , si tratta di una immersione (significato del verbo greco baptizo ) dolorosa perché immersione nel dolore e nella morte .

Da questa immersione mortale Gesù è però uscito nel trionfo della resurrezione e ha dato a tutti noi la possibilità di seguirlo per questa strada di morte/resurrezione, una strada perciò di vita, di vita vera ed autentica.

Si tratta di una effettiva rinascita, una rinascita dall'acqua e dallo Spirito, come dice Giovanni e proprio acqua e Spirito erano presenti nella prima creazione.

Scrive Paolo. "Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti assieme a lui nella morte, perché come Cristo fu resuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova" ; "Con lui infatti siete stati sepolti assieme nel battesimo, in lui anche siete stati insieme resuscitati" .

Tutto ciò è bene espresso dal rito del battesimo per immersione che dice allora di una totale solidarietà di vita con Cristo propria del battezzato, con tutto ciò che questo comporta: inserimento nella chiesa, dono della grazia e della salvezza, partecipazione della logica di morte e resurrezione.

Grazie al battesimo, infatti, l'unione del credente con Cristo lo rende cristiano, cioè come Cristo, partecipe del suo stesso destino. "Quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo . Tutti voi siete uno in Cristo Gesù" .

 

6.3. La chiesa è una comunità di battezzati

Questa verità non è un fatto esclusivamente personale, ma coinvolge la chiesa tutta, la quale nasce e si sviluppa proprio a partire dal battesimo dei suoi appartenenti. Perciò il battesimo non solo fa i cristiani, ma fa anche la chiesa.

Attraverso il battesimo infatti siamo pienamente uniti alla comunità voluta ed istituita da Gesù.

Uniti alla chiesa siamo uniti a Cristo perché la chiesa è come un corpo di cui Cristo è il capo.

Ora ci possiamo chiamare figli di Dio anche perché purificati da ciò che offuscava l'immagine di Dio in noi, il peccato originale in primo luogo.

Si tratta effettivamente di una nuova nascita, siamo una nuova creatura.

Tutta questa dinamica è necessaria per la vita spirituale del singolo, per questo si dice che il battesimo è necessario per la salvezza .

Non c'è salvezza, non c'è vita eterna con Dio senza il battesimo, senza la reale immersione nella morte di Gesù e nella sua resurrezione

Tuttavia il Signore ha in serbo altre modalità di trasmettere la grazia, in gran parte a noi sconosciute, e di unire a sé nella chiesa ogni uomo venuto al mondo e perciò stesso, il linea di principio, voluto ed amato da Dio.

La teologia ha elaborato dottrine come quella del battesimo di desiderio (esplicito nei catecumeni, implicito negli altri), del sangue, la ecclesia ab Abel , etc. Vale sempre, del resto, l'affermazione della volontà salvifica universale di Dio .

L'appartenenza alla chiesa, dice poi il Concilio Vaticano II , può avvenire in forme diverse, tutte valide, benché di intensità degradante. Dai battezzati cattolici, forma più alta di appartenenza, al semplice uomo che non ha conosciuto Gesù Cristo il quale ha anch'egli una appartenenza, la più povera, perché ogni uomo vivente è per ciò stesso frutto dell'amore di Dio che ha da sempre pensato tutti come appartenenti alla sua comunità, alla chiesa.

 

6.4. L'accoglienza necessaria del sacramento

Da noi i bambini vengono battezzati sulla fede della chiesa, primariamente dei genitori, dei padrini o almeno di qualche parente, che chiedono per loro il sacramento .

Il battesimo è allora qui come un dono che però chiede di essere accolto per poter dare frutto, è a questo livello che si colloca la libertà e la responsabilità del battezzato. Essa si manifesterà qualche anno dopo.

Quando non vi è la giusta accoglienza il battesimo, come ogni altro sacramento, pur essendo valido, resta inefficace (non siamo in un contesto magico!), ma quando questo ostacolo viene tolto, subito esso rinviene con tutta la sua forza ed efficacia.

Allo stesso modo il costante richiamo negli Atti ad una prassi che unisce il cambiar vita (la conversione) al battesimo, mette in chiaro il ruolo fondamentale della decisione del battezzato che, se bambino, fa evidentemente seguito alla ricezione del sacramento.

Si può dire che il battesimo contiene già in abbozzo tutto il programma di vita del cristiano, esso è come l'alba del nuovo giorno che però chiede poi di svilupparsi e ciò avviene attraverso nuovi doni che sono gli altri sacramenti che traducono nelle tappe della vita ciò che inizialmente il battesimo stesso aveva dato.

In questo senso la confermazione, la cresima, è il primo risveglio, riattivazione della grazia battesimale e abilita il giovane a farsi finalmente portatore responsabile della fede cristiana, dando il suo contributo ormai insostituibile nella propria comunità.

 

 


 

3. L'INIZIAZIONE CRISTIANA OGGI QUESTIONI PASTORALI

 

"Lo si deve onestamente ammettere: il profilo medio della celebrazione del sacramento cristiano è attualmente assai modesto. Di fatto è raro che una comunità cristiana tragga vita e iniziativa dalla pratica sacramentale . Una lunga stagione di individuale consumo del fatto sacramentale ha lasciato senza dubbio il suo segno" (Sequeri) .

La preoccupazione per una corretta iniziazione cristiana dei fedeli è ed è stata centrale per la chiesa fin dagli inizi della sua storia.

Il mutare dei tempi costringe evidentemente la chiesa a pensare percorsi nuovi e più adeguati anche con un certo coraggio, è evidente qui il crocevia di problemi di carattere teologico, psicologico, pedagogico, pastorale, culturale etc., il ruolo della famiglia, della parrocchia, il valore della libertà e della responsabilità.

Il cambiamento culturale in atto almeno dagli anni '60 in cui si manifesta evidente un processo di secolarizzazione e di agnosticismo pratico via via sempre più diffuso, pone dei seri problemi ed interrogativi.

La fede non è più accolta come un dato tradizionale e neppure forse come una convenienza sociale, ma chiede ormai una esperienza personale ed una convinzione interiore.

Oggi aumentano, soprattutto nelle città, la richiesta dei sacramenti da parte di ragazzi e adulti.

3.1. L'educazione alla fede

Nei bambini assistiamo ad una meritoria opera di catechesi massiccia che privilegia la fides quae (cioè i contenuti) senza presupporre una fides qua (una fede vissuta) o senza riuscire a stimolarla: i nostri bambini vanno a catechismo, ma non vanno a messa!

Ciò che potrebbe essere carente è una educazione alla fede troppo orientata alla conoscenza dei contenuti piuttosto che alla convinta adesione ad essi, così si ammettono tutti ai sacramenti, basta partecipano almeno ad alcuni incontri di preparazione.

Addirittura oggi si educa alla fede senza che vi sia stata, previamente, una evangelizzazione, un primo annuncio che porti ad un primo sì a Cristo risorto. Si parla di sacramenti a persone non in grado di coglierne il significato, è come dare carne da mangiare a chi può ricevere solo del latte.

Queste riserve sembrano piuttosto assenti, invece, nell'iniziazione cristiana degli adulti.

 

4. CONCLUSIONI

 

Per essere realmente simbolico, cioè per unire a Dio, il sacramento presuppone una fede autentica, senza la quale esso non dice niente. Se c'è un rapporto vero e previo con il Signore, allora il sacramento dice, se no tace .

Quando il sacramento non viene celebrato con queste intenzioni, esso non unisce a Dio, ma separa, da simbolico si fa diabolico, al di là anche dello sfarzo e della bellezza esteriore che esso può mantenere.

Vi sono dei riti, validi, ma che non sono espressione di una fede viva, perciò essi sono inefficaci.

A volte la partecipazione alle celebrazioni viene perfino vista come un capitale di grazia, per cui ciò che più conta è accumulare sacramenti, riti, partecipazioni, in una specie di "capitalismo sacramentario", come se il sacramento agisse magicamente da solo per la salvezza, mentre io posso poi fare qualsiasi cosa, o quasi.

In quanto gesti umani i sacramenti portano con sé, purtroppo ed inevitabilmente, tutta l'ambiguità dell'umano, la sua doppia faccia, così essi possono essere simbolici e portare salvezza o essere diabolici e portare la dannazione.

 

"Fratelli, che cosa dobbiamo fare? Pietro rispose: cambiate vita e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo " (Atti 2, 37-38).

La chiesa si deve interrogare sulla sua missione, su cosa rispondere a tale domanda e lo deve fare sempre e in continuità dato il mutare dei tempi e delle stagioni.

In particolare il fenomeno della secolarizzazione dice di una società civile non più cristianizzata.

Negli anni '70 la chiesa italiana ha allora dato priorità all'evangelizzazione che viene prima della sacramentalizzazione.

Non è più possibile, cioè, limitare la pastorale alla distribuzione dei sacramenti, l'azione di annuncio deve essere ri-cominciata, quasi come in un luogo di missione.

Le parrocchie in primo luogo devono farsi propositrici coraggiose di percorsi formativi che trasmettano il fascino, perduto, di Gesù Cristo per avvicinare alla fede anche chi, pur avendo ricevuto i sacramenti, si è allontanato dalla chiesa pur mantenendo in sé desideri ed aspettative.

Lavorare solo sull'iniziazione cristiana significa operare solo per una pastorale dei fanciulli, quando il vero problema oggi è il mondo degli adulti, dei genitori, dei padrini, della comunità cristiana nella quale i ragazzi sono inseriti.

Si fa perciò necessaria una pastorale per tutta l'età umana.

 

 
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